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Strage casermetta Alcamo Marina: "Porta un fiore a Carmine e Salvatore" - Trapani Oggi

Alcamo | Cronaca

Strage casermetta Alcamo Marina: "Porta un fiore a Carmine e Salvatore"

23 Gennaio 2024 11:25, di Laura Spanò
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Arriva da New York l'iniziativa dedicata ai due militari ammazzati nel 1976

"Porta un fiore a Carmine e Salvatore" è l'iniziativa che arriva dall' Anc, sezione Carabiniere Apuzzo e Appuntato Falcetta di New York. L'idea ha preso spunto da due gesti spontanei, quelli di Simone Battistella dell'Associazione Libera di Trieste e di Nicolò Di Bartolo, originario di Castellammare del Golfo, ma residente da anni a New York e socio dell'Anc. L'invito è per tutti i cittadini dell'area di Alcamo e dintorni: omaggiare con un fiore la stele di Alcamo Marina sabato 27 gennaio per ricordare il sacrificio dei due carabinieri Apuzzo e Falcetta, caduti durante il loro servizio per la cittadina alcamese.

La vicenda

E' ancora tutta da decifrare la strage della casermetta di Alcamo Marina. Un mistero che dura dal gennanio 1976. Una storia costellata da misteri, omissioni, indagini che ancora però non hanno chiarito movente ed esecutori materiali dell'omicidio di due carabinieri, Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. La strage di Alcamo Marina è avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1976 in una caserma dell’Arma: la mattina del 27 gennaio furono ritrovati i corpi senza vita di due carabinieri, Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Quale causa del duplice omicidio è emerso un traffico di materiale fissile verso la Libia, in atto almeno dal 1976 e proseguito perlomeno sino al 1993: i due militari sarebbero stati eliminati perché erano incappati casualmente in un carico.

Gli arresti

Per quella strage, in maniera sbrigativa e sospetta, i carabinieri guidati dal colonnello Giuseppe Russo (ucciso in un agguato mafioso nel 1977) arrestarono cinque persone sulla base della confessione di uno di loro. Tra il 12 e il 13 Febbraio 1976, i carabinieri fermarono Giuseppe Vesco. Il ragazzo è alla guida di una 127.I militari dopo una perquisizione in auto e a casa di Vesco, trovano l’arma utilizzata nell’agguato e una pistola d’ordinanza rubata ai due militari. Vesco dopo un duro interrogatorio, confessa di aver partecipato all’agguato, indicando il covo dove c'era la refurtiva e i quattro ragazzi che parteciparono con lui all’agguato. Tre sono suoi amici di Alcamo: Giuseppe Gulotta, Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli, infine Giovanni Mandalà di Partinico. Vengono ritrovate le armi e le divise in una stalla a Partinico di proprietà di Mandalà. Molti anni dopo, le dichiarazioni del carabiniere testimone Renato Olino portano a nuovi processi che mandano assolti: Gulotta, Santangelo, Ferrantelli e lo stesso Mandalà. I due militari, furono sorpresi nel sonno da malviventi dopo aver forzato la porta con la fiamma ossidrica. La scoperta all’indomani all’alba, da parte della scorta dell’allora segretario del MSI Giorgio Almirante, nel transitare lungo la statale notarono la porta divelta. Di Giuseppe Vesco si sa che prima confessò la strage e accusò i quattro giovani alcamesi, ma poi ritrattò e cercò anche di scagionarli. Giuseppe Vesco però morì impiccato nel carcere di Trapani dove si trovava rinchiuso, il 26 ottobre del 1977. Un suicidio misterioso il suo, da sempre ci si chiede come riuscì a fare il cosiddetto nodo scorsoio, visto che al ragazzo mancava la mano sinistra. Chi non ha mai creduto a quel suicidio è stata sempre la sorela la signora Maria Amelia. Dopo le dichiarazioni di Olino, Giuseppe Gulotta, uno dei condannati per la strage di Alcamo, viene assolto nel processo di revisione. E a seguire anche gli altri grazie ai giudizi di revisione. Uno dei cinque, però, era morto in carcere in circostanze misteriose dopo avere ritrattato la versione data prima ai carabinieri e poi al processo. Quanto accaduto in quella casermetta rimane ancora oggi uno dei tanti misteri italiani. Nel febbraio 2020, la strage arrivò in commissione Antimafia. Secondo una ricostruzione fatta grazie alle rivelazioni di una fonte, che ha permesso nell'alcamese di trovare, un arsenale di armi delle forze Nato al quale avrebbe attinto anche la mafia locale, i due carabinieri uccisi quel 27 gennaio del '76 avevano bloccato sulla strada di Alcamo Marina (una delle arterie che univa Trapani a Palermo) un furgone che non dovevano fermare, a bordo ci sarebbero state delle armi, e una "pattuglia" di Gladio. Loro non sapevano e non potevano sapere, e non dovevano scrivere nulla, quando ci provarono vennero fatti fuori dentro la loro stessa caserma, poi fu inscenata la strage, la porta d'ingresso con la serratura distrutta dalla fiamma ossidrica, i due carabinieri morti come se sorpresi nella notte, nei loro letti a dormire.

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