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Cronaca
Castellammare del Golfo

Blitz antimafia a Castellammare del Golfo. Avviso di garanzia per il sindaco Nicolò Rizzo [VIDEO]

16 Giugno 2020 06:44, di Laura Spanò
Blitz antimafia a Castellammare del Golfo. Avviso di garanzia per il sindaco Nicolò Rizzo [VIDEO]
Cronaca
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Francesco Domingo, soprannominato Tempesta attuale reggente della famiglia mafiosa di Castellammare del golfo ed altri 12 appartenenti a Cosa Nostra sono stati arrestati nella notte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani. Una 14cesima ordinanza di custidia cautelare è stata notificata in carcere a Francesco Virga, boss della famiglia mafiosa di Trapani, già detenuto perchè coinvolto nell'operazione antimafia Scrigno. Undici gli avvisi di garanzia notificati. 
I NOMI DEGLI ARRESTATI. In carcere dieci persone, tutte di Castellammare del Golfo tranne una: Francesco Domingo, 64 anni; Rosario Antonino Di Stefano, 51 anni; Camillo Domingo, 63 anni; Daniele La Sala, 40 anni; Salvatore Mercadante, 35 anni; Maurizio Gaspare Mulè, 54 anni; Antonino Sabella, 63 anni; Francesco Sabile, 61 anni; Carlo Valenti, 42 anni, Francesco Virga, 50 anni di Trapani, quest'ultimo già detenuto.
Finiscono ai domiciliari:Diego Angileri, 83 anni di Marsala, Felice Buccellato, 79 anni di Castellammare del Golfo e Sebastiano Stabile, 73 anni di Castellammare del Golfo. Il provvedimento era diretto anche a Benedetto Sottile, morto nel 2018 a 72 anni.
 
I militari dell'arma hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. del Tribunale di Palermo su richiesta della locale Procura della Repubblica – DDA. I reati contestati sono: associazione di tipo mafioso, estorsione, furto, favoreggiamento, violazione della sorveglianza speciale e altro, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Altre 11 persone sono state denunciate a piede libero. Eseguite inoltre decine di perquisizioni.
I Carabinieri, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, stanno perquisendo anche l’abitazione e l’ufficio del Sindaco del Comune di Castellammare del Golfo Nicolò Rizzo, il quale è stato destinatario di informazione di garanzia e invito a rendere interrogatorio innanzi all’Autorità Giudiziaria. Secretati gli atti
E’ inoltre indagato anche un ex consigliere comunale di Castellamare del Golfo che aveva chiesto a Domingo di attivarsi per il recupero di un mezzo agricolo che gli era stato rubato, nonché un avvocato, ex consigliere Comunale di Trapani, che aveva concorso con Domingo e Francesco Virga nella estorsione ad un imprenditore agricolo.
 
Le indagini, coordinate dal Procuratore Capo Francesco Lo Voi, dal Procuratore Aggiunto Paolo Guido e dai Sostituti Procuratori Gianluca De Leo e Francesca Dessì, hanno permesso di disarticolare la famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo, che nonostante i dissidi interni, vede saldamente al vertice Francesco Domingo, pregiudicato, soprannominato Tempesta, già condannato a 19 anni di carcere per associazione di tipo mafioso ed altro e ritornato in libertà nel marzo del 2015. La famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo, aggregata a quella di Alcamo dopo la prima guerra di mafia che vide la supremazia dei corleonesi, era stata ricostituita nel 1993 e la reggenza fu affidata a Gioacchino Calabrò, successivamente, come accertato giudizialmente, proprio Domingo aveva ereditato la reggenza dal 1997 fino al 2004, continuando ad esercitare, per alcuni anni, il suo potere anche dall’interno del carcere.
La stessa sentenza con la quale venne all’epoca condannato aveva accertato che Domingo aveva svolto il ruolo di tramite fra Cosa nostra e un'organizzazione criminale che operava in Sardegna. Il motivo spiegano gli investigatori – è perchè Giovanni Brusca e Matteo Messina Denaro avevano programmato alcuni atti ritorsivi contro le guardie carcerarie che proprio in Sardegna, a loro avviso, si sarebbero resi responsabili di gravi maltrattamenti contro i detenuti al regime di cui all'art. 41 bis o.p.
Addirittura a Domingo era stata data l'organizzazione di un incontro (poi effettivamente avvenuto, così come giudiziariamente ricostruito nella citata sentenza) fra Gaspare Spatuzza e Matteo Messina Denaro, all'epoca entrambi latitanti, incontro in cui erano state assunte le decisioni sulla custodia delle armi a disposizione delle famiglie mafiose del trapanese.
Le odierne indagini dei Carabinieri hanno dimostrato che, anche dopo aver scontato la lunga pena detentiva, Domingo sin dalla sua scarcerazione aveva immediatamente ripreso il ruolo di capo famiglia e che disponeva di una nutrita schiera di accoliti.
La carica rivestita da Tempesta era riconosciuta unanimemente anche dalle articolazioni di Cosa Nostra: veniva infatti interessato da Francesco Virga, al vertice del mandamento mafioso di Trapani, (già tratto in arresto nell’operazione dei Carabinieri Scrigno e oggi raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa ed estorsione), per costringere, in concorso con l’arrestato Diego Angileri, un imprenditore agricolo castellammarese a cedere un vasto appezzamento di terreno che conduceva nelle contrade di Marsala.
Ma l’autorità e il ruolo di Francesco Domingo – scrivono ancora gli investigatori dell'arma - , come autorità di vertice tra le articolazioni mafiose trapanesi, era riconosciuto anche negli Stati Uniti d’America dove, come noto, si sono da tempo insediate e sviluppate “cellule” di Cosa Nostra.
Numerose sono state infatti le visite, intercettate dalle microspie e telecamere dei Carabinieri, di esponenti mafiosi della famiglia italo-americana Bonanno di New York che aggiornavano il capo mafia castellammarese delle dinamiche e degli equilibri di Cosa Nostra oltreoceano. Ma i mafiosi americani chiedevano anche a Domingo l’autorizzazione per interloquire con altri esponenti del mandamento di Alcamo, peroravano le cause di conoscenti in patria, nonché veicolavano messaggi tra Domingo e i sodali in America.
Proprio con riferimento ai rapporti con Cosa Nostra statunitense Francesco Domingo ha incontrato riservatamente nell’estate del 2018, anche il boss di Sciacca (AG) Accursio Dimino, poi arrestato nel novembre dello scorso anno, e successivamente i suoi emissari.
La famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo è però molto attiva anche nel territorio di competenza acquisendo la gestione diretta e indiretta ed il controllo delle attività economiche, realizzando gli atti intimidatori e per quanto riguarda gli affiliati tratti in arresto Camillo Domingo, Salvatore Mercadante, Sebastiano Stabile e Carlo Valenti, commettendo i così detti delitti-scopo dell’associazione.
Gli uomini dell'arma che in questi anni hanno indagato hanno scoperto ad esempio la commissione di numerose estorsioni nei confronti soprattutto di imprenditori agricoli ed edili che costringevano, mediante minaccia o violenza, a versare somme di denaro destinate al soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze dell’organizzazione mafiosa.
Ma Francesco Domingo era, come nelle migliori tradizioni mafiose, il referente degli affiliati per la risoluzione delle controversie interne alla stessa famiglia. Accadeva così che il capomafia interveniva nel corso di una tentata estorsione perpetrata da uno degli arrestati Maurizio Gaspare Mulè, affiliato vicino alla fazione opposta a Domingo, nei confronti di un imprenditore di Castellammare del Golfo dal quale pretendeva la somma di 3.000 euro come risarcimento per un licenziamento.
Ancora Francesco Domingo veniva interessato per il recupero di mezzi agricoli rubati ai danni di imprenditori agricoli della zona o per l’affidamento di lavori privati ad imprese vicine alla famiglia che così potevano foraggiare la cassa comune e provvedeva al sostentamento degli affiliati detenuti.
Nell’ambito dell’operazione sono stati inoltre denunciati per vari reati, tutti aggravati dall’aver agevolato Cosa Nostra, altre 11 persone.
 

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