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Il passato rivive, per stimolare il presente, ne "L'ombra delle muciare" di Mazzarella

24 Aprile 2018 17:43, di Ornella Fulco
Il passato rivive, per stimolare il presente, ne "L'ombra delle muciare" di Mazzarella
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C'è tutto il sapore dolceamaro delle cose possibili ma non (ancora) accadute ne "L'ombra delle muciare", il corto per la regia di Marcello Mazzarella, che ne è anche il protagonista, presentato ieri sera a Trapani. Al cinema Diana si sono dati appuntamento un buon numero di spettatori e, ovviamente, i protagonisti e i promotori di questa avventura artistica. Oltre a Mazzarella erano presenti i cooproduttori, Ferdando Daidone, direttore artistico dell’associazione culturale "Impronte Musicali", e l’imprenditore Nino Castiglione con la sua associazione "Salviamo le Tonnare". In prima fila, per l'occasione, anche la compositrice delle musiche originali, la pianista Giacometta Marrone D’Alberti, e il montatore Giuseppe Tarantino. "Un'opera per Trapani e i trapanesi", ha spiegato il regista e protagonista, che di questa città è figlio, anche se il suo lavoro lo tiene di frequente lontano dalle radici. "Spesso - ha commentato Mazzarella - abbiamo assistito a pellicole girate a Trapani ma scritte da persone che non sono nate e cresciute qui. Il mio intento è quello di raccontare una Trapani diversa, di narrare un pezzo importante della sua preziosa storia che rischiamo di dimenticare. Vorrei stimolare i miei concittadini a riscoprire il valore delle nostre radici, come anche della bellezza che ci circonda e della quale, a volte, non ci prendiamo cura". Mazzarella prende tra le mani - con il supporto dello sceneggiatore Paolo Pintacuda - la vicenda delle "muciare", le tipiche barche da tonnare, in questo caso sono quelle, ancora superstiti, "spiaggiate" nei pressi della Tonnara di Bonagia, per il cui recupero un gruppo di cittadini, tra cui l'imprenditore conserviero Nino Castiglione, ha messo in moto una campagna di sensibilizzazione e una raccolta di fondi in vista di una valorizzazione anche in chiave turistica. Da vicende reali quali, appunto, la storia della stessa famiglia Castiglione che è legata a doppio filo alla gestione della pesca e alla lavorazione del tonno in quell'impianto divenuto poi, a distanza di anni, un resort di charme ad opera dell'imprenditore Andrea Bulgarella, il cortometraggio si apre alla condivisione di un messaggio più ampio e importante: quello, appunto, della necessità di tenere viva la memoria. Una memoria che non si fermi, però, a nostalgica rievocazione o rimpianto "dei tempi che furono" ma che sappia consapevolmente alimentare il fare attuale con la sua linfa e la sua potenza. Marcello Mazzarella, affiancato da un cast nel quale figurano gli attori Vanessa Galipoli, Antonino Bonanno, Mauro Spitaleri e Diego Gueci, si conferma - anche in questo breve lavoro - quel mostro di "normale" bravura che tutti conosciamo. Il suo volto atipico, intenso, il suo muoversi davanti alla camera e sullo schermo sono quelli dell'attore con la A maiuscola che si trasforma, si plasma per restituire un personaggio autentico, credibile. Accanto a lui una incantevole Vanessa Galipoli che regala allo spettatore, con i pochi tratti previsti nella sceneggiatura, la figura di una moglie partecipe, complice e tenera. La vicenda è quella di un imprenditore che deve fare i conti con la necessità di salvaguardare la sua azienda, quella che ha segnato il riscatto e la fortuna della famiglia, ricevuta da suo padre, un uomo a cui il morbo di Alzheimer concede ormai solo brevi, sporadici sprazzi di consapevolezza. I ricordi personali che svaniscono diventano, nel film, la metafora di una società che dimentica il suo passato, che resta sospesa, attonita, in un presente difficile e incerto proprio perché non più ancorato alla consapevolezza delle proprie radici. Quel padre che Mazzarella conduce davanti alle "muciare", come lui stesso vi era condotto da bambino dal genitore, quelle barche maestose ridotte ad "ombre" stinte di un fulgore trascorso, come a voler catalizzare in lui un ultimo sussulto di lucidità, siamo noi. Siamo noi a dover lottare per non lasciarci scivolare tra le dita un'opportunità. Quel passato, così come quello legato a tante altre vicende di questo territorio martoriato e bellissimo - è sempre un incanto ammirare sul grande schermo luoghi per noi familiari e ri-conoscerli nel loro splendore - quel passato ci interroga ed esige risposte concrete, forti, volute. Ritrovare la direzione, lo slancio, il saper fare. Altrimenti siamo tutti condannati, come quell'uomo, a divenire solo le larve di ciò che potremmo essere.

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