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Cronaca
Mazara del Vallo

Pescatori sequestrati in Libia. Kjaled Al-Mahjoub: "Saranno giudicati dalla legge dello Stato libico"

06 Ottobre 2020 18:58, di Laura Spanò
Pescatori sequestrati in Libia. Kjaled Al-Mahjoub: "Saranno giudicati dalla legge dello Stato libico"
Cronaca
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Mentre a Mazara del Vallo c'è apprensione da parte di tutta la comunità e soprattutto da parte dei familiari per la sorte dei 18 marittimi da più di un mese sequestrati da militari libici ed attualmente detenuti in carcere a Bengasi ecco come il generale Khaled al-Mahjoub, portavoce dell’autoproclamato Esercito nazionale libico guidato da Khalifa Haftar dichiara in una intervista esclusiva alla trasmissione  “Quarta Repubblica”."I pescatori italiani saranno sottoposti a un procedimento da parte della Procura generale competente e saranno giudicati secondo la legge dello Stato libico".
I familiari dei marittimi sequestrati il 1 settembre scorso hanno in queste settimane manifestato il loro dolore e la loro rabbia a Romama anche a Mazara del Vallo. In questi giorni sono stati ricevuti dal governatore della Sicilia Nello Musumeci e dal Vescovo di Mazara Monsignor Domenico Amoroso. I 18 marittimi, si trovavano a bordo di due pescherecci pure sequestrati dalle autorità libiche così come il pescato. I due motopesca infatti si trovavano in una battuta di pesca in quelle che ancora dopo anni i libici dichiarano essere un tratto di mare di loro compentenza.
Rispondendo alla domanda sulle condizioni degli 8 pescatori italiani e di altri 10 di diverse nazionalità sequestrati ha dichiarato: "Le loro condizioni di salute sono ottime - dice -, sono in carcere a Bengasi ed è noto che noi abbiamo cura dei nostri detenuti. Hanno buon cibo, li trattiamo nel rispetto dei diritti umani. Mi risulta che abbiano avuto modo di avere dei contatti con i loro familiari. Certo, sono sotto indagine, ma non gli succederà niente al di fuori di quanto prevedono le procedure di legge. Voglio chiarire che noi non arrestiamo nessuno se non viene violata la legge e i marinai italiani hanno violato le acque territoriali ed economiche della Libia. La verità che il popolo italiano dovrebbe conoscere è, che questa non è la prima volta, ci sono state numerose precedenti violazioni"
Rispetto all’indiscrezione nella quale il generale Haftar avrebbe richiesto in cambio, per la liberazione dei pescatori italiani, uno scambio con quattro libici condannati in Italia, il portavoce ha risposto: "Non esiste nessuna dichiarazione ufficiale in tal senso, però possono esistere degli accordi riguardanti lo scambio tra detenuti o tra persone condannate. Il Governo italiano ha contattato il nostro comando generale, sicuramente abbiamo discusso della questione. Si tratta di questioni legali, quindi è difficile che si risolva in pochi giorni".
“Seguo con grande apprensione questa vicenda e condivido la vostra preoccupazione. È mio dovere farlo, come presidente della Regione e come cittadino. Questa delle piraterie a danno dei nostri pescherecci è una storia vecchia che si ripete e di fronte alla quale i governi italiani non hanno mai saputo trovare un'intesa risolutiva con i Paesi nordafricani. A pagarne il conto però sono sempre i pescatori siciliani”.
Lo ha detto il presidente della Regione  Nello Musumeci, che ha incontrato a Palazzo Orleans una delegazione dei familiari dei 18 marittimi di Mazara del Vallo, in stato di fermo dal primo settembre a Bengasi, dopo il sequestro dei loro due  pescherecci da parte delle milizie del generale Haftar. Presenti all’incontro anche i due armatori, il sindaco Salvatore Quinci ed il presidente del consiglio comunale Vito Gancitano.
“Ho più volte sollecitato l’intervento del premier Conte e del ministro degli Esteri Di Maio. Il presidente del Consiglio mi ha assicurato l’impegno personale e immediato. È necessario l'intervento fermo del governo nazionale per fare un po’ di chiarezza su questa storia che sta toccando i cuori di tutti i siciliani, i quali partecipano e condividono la vostra ansia e le vostre preoccupazioni” ha detto Musumeci rivolto ai familiari. “Restare nell'incertezza non si può, è un continuo logoramento, vogliamo sapere la verità sulla sorte dei pescatori”.
"Rivolgerò un appello ai parlamentari nazionali ed europei eletti in Sicilia, affinché facciano pressioni sul governo centrale e sulla commissione a Bruxelles affinché si intervenga con urgenza".
"Sono stanchi ma non rassegnati -  ha detto il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci - ho sentito l'Unità di crisi della Farnesina e mi hanno detto che i nostri pescatori sono trattati in modo dignitoso, qualcuno ha problemi di salute e necessità di farmaci che gli saranno consegnati presto. Sono in stato di fermo in una palazzina militare, ma non sono detenuti. Sappiamo che è stato attivato un procedimento da parte della Procura militare nei loro confronti".  
"Dall'altra parte si vuole alzare la tensione e forse anche il prezzo della trattativa - ha proseguito Quinci - trattativa che si dice sia partita, ma non abbiamo segni evidenti, ecco la frustrazione della comunità mazarese. Sono convinto che i capi di imputazione siano falsi, i nostri pescatori erano là per lavorare, una battuta di pesca di 45, 50 giorni. Mazara del Vallo ha già pagato un notevole tributo in questi anni e siamo davvero stanchi. Con i nostri pescatori c''è tutta la città - ha sottolineato il sindaco -. Il Consiglio comunale rimarrà aperto notte e giorno, costituirà un presidio di presenza e sarà il megafono di una voce che non si vuole spegnere. Continueremo a farci sentire finché i nostri pescatori non torneranno a casa, faremo tutto il rumore che ci è consentito. Non ci rassegniamo", ha concluso.

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