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Processione dei Misteri. Il messaggio del Vescovo al rientro dei Sacri Gruppi

30 Marzo 2024 14:58, di Redazione
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Alla fine ha ricordato Gaspare Davi', mons.Adragna, padre Eliseo Castoro e Alice Culcasi vittima di un'incidente stradale oggi

                             - PELLEGRINI DI SPERANZA -

               Il Messaggio del Vescovo Pietro Maria Fragnelli

Carissimi fratelli e sorelle,
    a conclusione della processione del venerdì santo 2024 siamo riuniti ancora un po’ in questa piazzetta delle Anime Sante del Purgatorio. Piazza piccola, ma aperta su tutta la città e su tutto il mondo grazie alla televisione e ai social. Siamo stanchi, sì, ma nonostante tutto felici.
    Un bambino ha chiesto alla mamma: e ora cosa dobbiamo fare? La mamma ha chiesto al papà: spiega tu a tuo figlio che ora viene l’avventura più bella. Ora dobbiamo vivere il messaggio della processione tutti i giorni della vita: in famiglia, a scuola, sul lavoro, nella parrocchia, nel ceto, nella città. Prepariamo la processione dell’anno prossimo, Anno Santo, vivendo bene questi mesi che ci portano alla settimana santa del 2025, al venerdì santo 18 aprile e alla Pasqua 20 aprile 2025. Se Dio vuole, ci prepareremo tutto l’anno per vivere bene la festa di Gesù risorto nell’anno in cui il Papa ci invita a Roma per invitarci a essere pellegrini della speranza in questo mondo armato e impoverito dalle scelte sbagliate di tanti responsabili del bene dei popoli. Pellegrini della speranza. Ma questo non si improvvisa. Come si fa a diventare pellegrini della speranza?

Gesù ci suggerisce quattro passi all’inizio di questo nuovo cammino:
il passo della lavanda dei piedi con l’asciugamano da lui usato;
il passo della testimonianza eroica con il mantello rosso scarlatto, il mantello dei soldati, che fu messo addosso a lui nei giorni del processo;
il passo dell’annuncio del Vangelo con il mantello dell’apostolo Paolo;
infine il passo della veste bianca dei discepoli dell’Apocalisse, discepoli vincitori sull’egoismo, sul male e sulla morte.
 Siamo partiti con la lavanda dei piedi. La fa ogni sacerdote il giovedì santo. Quell’asciugamano di lino che Gesù indossa per asciugare i piedi stanchi dei discepoli dice tutta l’attenzione di Gesù a ciascun discepolo. Egli sa che nel cammino della vita i nostri piedi si sporcano di polvere e fango, ma soprattutto di divisioni e gelosie, intemperie e ogni tipo di paure. La stanchezza del viaggio quotidiano è grande. Anche se abbiamo macchine o navi, moto o aerei potenti, i nostri piedi hanno bisogno di una persona folle come Gesù, che ci legge nel cuore e ci invita a sostare, in disparte con Lui. Durante la mensa, egli si alza sempre, si toglie l’abito solito,  indossa l’asciugamano: lava i nostri piedi. Anche quelli di chi - come Pietro - non vuole, vorrebbe tirarsi fuori. Ma proprio per questo Gesù gli dice: Se non ti laverò i piedi non avrai parte con me. O voi tutti e tutte che avete partecipato alla processione, è giunto il momento di farvi amare da Gesù con questo nobile gesto, che smonta ogni vostra resistenza e vi restituisce nuovi al vostro cammino di famiglia, convivenza civile ed ecclesiale.

Il secondo passo ha come insegna il mantello scarlatto. Non quello dei nobili, ma quello dei soldati. Quel mantello racconta la divisione dell’umanità di ieri e di oggi in oppressori e oppressi; quel mantello fa di Gesù l’essere umano che prende su di sé tutte le miserie e le vergogne degli uomini e delle donne di ogni tempo; quel mantello ci porta nel cuore del pretorio, dove Gesù viene giudicato e condannato. Scivola – quel mantello – dalle spalle di Barabba, di tutti gli assassini e ladri della storia, per posarsi sulle spalle di Gesù, l’innocente, il martire per amore. Sì, di colui che ci amò sino alla fine, di colui che non si tirò indietro di fronte agli sputi e di fronte ai rinnegamenti dei suoi discepoli più vicini. È il mantello dei martiri del nostro tempo: i martiri cristiani in Nigeria e in India, martiri dovunque. Ma anche gli altri martiri, le vittime innocenti delle mafie, le comunità impedite di fiorire con il loro lavoro, i fratelli e le sorelle morti nelle acque dei nostri mari o dei deserti della terra. I martiri del pianeta insanguinato non solo dalle guerre, ma anche da chi manipola il cosmo e impedisce che il manto del bene giunga alle generazioni future. È il manto di Livatino e di don Puglisi, di don Peppe Diana e dei bambini uccisi in modo atroce dagli Erode di ogni terra. La processione ci ricordi tutto questo prezzo altissimo della testimonianza cristiana!

Il terzo passo è il mantello dell’apostolo. Paolo ne scrive a Timoteo: “Venendo, portami il mantello, che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene” (2Tm 4,13). San Paolo spende generosamente tutta la vita per il annunciare l’amore folle di Gesù. E lui, Paolo, diventa folle anche lui: non si cura più di se stesso, dimentica le cose sue pur di arrivare a parlare di Gesù in altre città e villaggi. Paolo fa tre grandi viaggi missionari, fino allo stremo delle forze. Il mantello dell’apostolo dice anche a noi che la processione non finisce qui. Una volta che Gesù ha toccato il nostro cuore, una volta che anche noi sappiamo che egli ci ha amati e ha dato se stesso per noi, non possiamo fare a meno di metterci in cammino nella nostra città e nel Mediterraneo, in Europa e nel resto del mondo con la certezza che l’uomo della croce è vivo e ci dona la forza del vento, la forza del suo Spirito. Anche noi viaggiamo oltre ogni confine per dire che la vita con Gesù è bella, è piena di senso e di speranza. E noi vogliamo dirlo a tutti. Ai nostri bambini e ai nostri giovani. Non fughe nell’alcol o nella droga, nel sesso o in viaggi che distruggono ogni dignità umana e cristiana. Sì al dono di noi stessi ai fratelli e alle sorelle più poveri, sì alla lotta per il trionfo dell’amore di Cristo, sì alla strada tracciata da Maria, madre di Gesù e madre dei discepoli.
Infine il quarto passo: la veste bianca, la veste del battesimo e della vittoria. Ne parla l’Apocalisse: “Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: ‘Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?’. Gli risposi: ‘Signore mio, tu lo sai’. E lui: ‘Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l'Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi’” (Ap 7,13-17).
    Il sangue dell’Agnello, di Gesù morto per noi, chiude questo percorso processionale: l’asciugamano, il mantello scarlatto, il mantello dell’apostolo, le vesti bianche del battesimo. Nel sangue dell’Agnello immolato per la salvezza dell’umanità riacquista significato ogni nostro passo; in lui ogni sforzo educativo non sarà deluso, perché il suo amore è infinitamente più grande di ogni nostra miseria e resistenza.
    A voi tutti la mia gratitudine e l’invito a preparare tutto l’anno il cammino della speranza. Tutti vogliamo diventare ed essere pellegrini della speranza! Qui e nel mondo intero

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