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Rabbia e disperazione questa sera a Mazara dei familiari dei pescatori sequestrati in Libia - Trapani Oggi

Mazara del Vallo | Cronaca

Rabbia e disperazione questa sera a Mazara dei familiari dei pescatori sequestrati in Libia

10 Dicembre 2020 21:33, di Laura Spanò
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La Libia di Haftar libera la nave turca dopo le minacce di Erdogan e a Mazara del Vallo scoppia ancora una volta la protesta dei familiari dei 18 pescatori sequestrati da 102 giorni e rinchiusi in un carcere-caserma a Bengasi.

Stasera i familiari si sono ritrovati in Piazza Largo delle Sirene nei pressi dell'abitazione della famiglia del ministro Bonafede a manifestare la loro rabbia. Dopo 102 giorni di attesa infatti la loro non si può certamente chiamare "disperazione" ma solo "rabbia", contro un Governo che ancora dopo 102 non ha saputo fare nulla per riportare a casa dalle loro famiglie quei diciotto pescatori la cui unica colpa è stata "uscire in mare per andare a lavorare".

"Cosa chiederemo a Babbo Natale? Voi (rivolto ai politici ndr) chiederete beni di lusso, noi invece che ci riporti a casa un padre, un figlio, un fratello, un marito".

E' inconcepibile quello che è accaduto ai marittimi sequestrati e ai loro pescherecci che al momento del sequestro si trovavano a 38 miglia dalle coste di Bengasi, il cargo turco fermato a 7/8 miglia, stesse contestazioni a entrambi, ma il cargo "Mabouka" fermato sabato scorso al largo di Derna oggi è stato liberato e questo dopo che Ankara aveva avvertito la milizia di Bengasi: "Chi tocca i nostri interessi diventa un obiettivo legittimo per la nostra ritorsione". Liberi i sette marinai turchi che erano a bordo. E il governo di Tripoli rimette in libertà i due russi della Wagner che da maggio 2019 lavoravano per sostenere il ritorno in politica di Saif Gheddafi.

E i nostri 18 pescatori con i due pescherecci rimangono sottosequestro a Bengasi.

L'unica telefonata l'undici novembre scorso e solo per i marittimi italiani gli altri marittimi stranieri solo silenzio, per loro nessuna telefonata.

Non è escluso che già domani le famiglie decidano di andare a Roma per far sentire ancora una volta la loro voce e soprattutto la loro "rabbia"

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