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L'omertà della cerchia vicina a Matteo Messina Denaro. L'atto d'accusa della Procura di Palermo - Trapani Oggi

Campobello di Mazara | Cronaca

L'omertà della cerchia vicina a Matteo Messina Denaro. L'atto d'accusa della Procura di Palermo

27 Marzo 2024 19:23, di Laura Spanò
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A distanza di mesi dalla morte del boss nessuna collaborazione della gente

Ancora oggi, a distanza dì pochi mesi dalla morte di Matteo Messina Denaro, una totale omertà "avvolge come una nebbia fittissima tutto ciò che è esistito intorno alla sua figura, ai suoi contatti, ai suoi spostamenti ed alle relazioni che ha intrecciato nei lunghi anni di clandestinità". E' l'atto d'accusa lanciato dalla Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia che indaga sulla rete di fiancheggiatori del boss. Oggi ne sono stati arrestati altri tre.

"Si tratta di un'omertà trasversale - spiegano i magistrati - che di fatto, allo stato, ha precluso agli inquirenti di avere spontanee notizie anche all'apparenza insignificanti. Ma l'atto d'accusa dei magistrati di Palermo non risparmia medici e operatore sanitari o anche un semplice impiegato di segreteria che abbia avuto contatti con Messina Denaro Matteo (alias Bonafede Andrea), Nessuno ha ritenuto di proporsi volontariamente per riferire ai magistrati o alla polizia giudiziaria di essersi occupato, a qualsiasi titolo, del latitante o comunque rivelare quanto appreso direttamente, o anche solo indirettamente, sulle cure prestate all'importante capo mafia".  I pm parlano dell'esistenza "di una vasta, trasversale e insidiosissima rete di sostegno, ancora in minima parte svelata, che ha consapevolmente supportato le funzioni di comando del Messina Denaro, consentendogli una latitanza sul territorio, con documenti, auto e moto, esami clinici e contatti nel mondo sanitario".

Una sanità efficiente per il latitante

Esami effettuati in tempi record, una visita oncologica rapidissima, ricovero e operazione a soli otto giorni dalla diagnosi di cancro al colon ricevuta a novembre del 2020: Matteo Messina Denaro ha potuto godere di una sanità efficientissima. Una solerzia sospetta, quella riservata al boss che all'epoca usava documenti falsi, su cui si concentrano attualmente gli investigatori. Oggi a finire in manette è stato un tecnico radiologo dell'ospedale di Mazara del Vallo, Cosimo Leone, prima, sospettano gli inquirenti, di una serie di pedine insospettabili nel mondo della sanità che hanno aiutato il boss durante la malattia.

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