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Mafia e 'ndrine calabresi assieme per ripulire denaro sporco - Trapani Oggi

Salemi | Cronaca

Mafia e 'ndrine calabresi assieme per ripulire denaro sporco

16 Aprile 2024 10:35, di Laura Spanò
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A fare da tramite Salvatore e Andrea Angelo padre e figlio di Salemi

L'indagine dei carabinieri di Trapani ha scoperto chi era la mente finanziaria del gruppo criminale che ripuliva il denaro sporco delle cosche, sarebbe stata un mafioso con la passione per la finanza strettamente legato alle ‘ndrine di San Luca dei Nirta-Strangio, tale Paolo Nirta, esponente dell’omonima famiglia della n’drangheta.

L’uomo non è finito in carcere ma ha ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta che ha portato stamane in carcere sei persone e 5 ai domiciliari. Era lui, secondo gli inquirenti che, in stretta collaborazione con Salvatore ed Andrea Angelo, padre e figlio, imprenditori mafiosi, e per conto di un gruppo di boss palermitani come Michele Micalizzi, sarebbe riuscito a organizzare una serie di trasferimenti internazionali di denaro. Milioni di euro spostati, grazie all’aiuto di imprenditori stranieri su conti di «riceventi», titolari di depositi di istituti di grandi banche internazionali come HSBC.

«Del tutto ragionevolmente si può affermare - scrive il gip che ha disposto la misura cautelare - che la scelta di banche di tale importanza sia avvenuta allo scopo nascondere le operazioni illecite tra milioni di altre - anche per importi assai rilevanti - e di ridurre il rischio di incorrere in segnalazioni antiriciclaggio». «A te non ti tocca nessuno perché ce la sbrighiamo io e mio padre», lo rassicurava Andrea Angelo non sapendo di essere intercettato. Ma per l’incolumità dell’uomo era preoccupata la moglie a conoscenza dei traffici illeciti in cui era coinvolto. «Ma vai in carcere? ... ti uccidono?», gli chiedeva.

Salvatore Angelo, 75 anni, e suo figlio Andrea, 45 anni. Il primo dopo tredici anni di carcere, una volta tornato libero nel 2019, si è rimesso al servizio di Cosa nostra, a gestire affari e denaro, diventando anche l'uomo di collegamento con la ndragheta degli Strangio. Un accordo questo che celava il tentativo di recuperare un tesoro milionario depositato in una filiale di Francoforte della Deutsche Bank. Una operazione che ha preso le mosse dai mafiosi estromessi da Riina, e ora tornati sul campo. Le intercettazioni dei carabinieri hanno seguito così tutte le fasi del ritorno del denaro nelle mani dei vecchi boss palermitani. Dodici milioni di euro trasferiti dalla Deutsche Bank ad una filiale Hsbc, nella stessa città tedesca diu Francoforte.

Ed ancora nelle indagini i carabinieri hanno sentito parlare di altri soldi: altre due operazioni, da 4,9 e 38 milioni, soldi da fare tornare in Italia attraverso una rete di imprenditori, con terminali in Irlanda, Polonia e Spagna. I Carabinieri di Trapani hanno ripreso e intercettato le riunioni fra Palermo e Salemi. I vecchi mafiosi tornati a comandare sarebbero Michele Micalizzi e Salvatore Marsalone. Il primo genero di don Saro Riccobono, boss leader nel narcotraffico con gli Usa fatto uccidere da Riina nel novembre 1982. In quella stessa cena fu strangolato Totò Minore allora capo mafia trapanese e avversario come Riccobono, di Riina.

L’indagine odierna accerta l’alleanza rinnovata tra mafia e ndragheta. Gli investigatori hanno fotografato summit dove l'obiettivo dei presenti era ripulire ingenti somme di denaro.

Tra i soldi da riciclare, quelli del tesoretto rimasto nascosto, frutto dei guadagni illeciti di Calogero John Luppino di Campobello di Mazara, arrestato nell'operazione “MafiaBet” il cosiddetto re delle scommesse on line clandestine, che operava sotto il controllo del boss Matteo Messina Denaro, che si scoprirà abitava durante la sua latitanza ad un tiro di schioppo dall’intraprendente Luppino.

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