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Mafia e pizzo, dieci arresti a New York, sette a Palermo - I nomi [VIDEO] - Trapani Oggi

Palermo | Cronaca

Mafia e pizzo, dieci arresti a New York, sette a Palermo - I nomi [VIDEO]

09 Novembre 2023 08:26, di Redazione
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A lavoro, FBI, Sco di Roma e Squadra Mobile di Palermo

Quella effettuata ieri in collaborazione tra FBI, SCO di Roma e Squadra Mobile di Palermo, somiglia nolto ad una delle migliaia di operazioni portate a termine negli anni '80, quando la mafia siciliana andava a braccetto con quella italo-americana e i cugini d'oltreoceano da cosa nostra siciliana apprendevano i rudimentali metodi su come operare sul territorio. Non a caso il collaboratore di giustizia Nino Giuffrè in uno dei suoi tanti interrogatori racconta di come i mafiosi italo-americani inviavano i loro picciotti in Sicilia per "imparare per così dire il mestiere di mafioso". E molti “uomini d’onore” siciliani venivano inviati negli Usa a istruire i “picciotti” di Little Italy, come ha raccontato sempre Nino Giuffrè, il pentito ex braccio destro di Bernardo Provenzano.

Gli arresti di ieri tra Sicilia e New York fanno capire che quella vecchia alleanza non si è mai rotta e che la mafia mantiene ancora un potere unico.

Diciasette persone sono state fermate per associazione per delinquere, estorsione, incendio doloso, cospirazione e turbativa d’asta. Dieci i provvedimenti eseguiti a New York, sette in Sicilia. L’inchiesta si concentra sulle famiglie mafiose di Partinico, Borgetto e Torretta. Sono i Gambino a reggere i fili in America, dove si muovono gli “eredi” di Frank Calì, ucciso davanti la sua abitazione di Staten Island nel 2019. Le indagini dei poliziotti dello Sco  di Roma, della squadra mobile di Palermo e dell’Fbi hanno svelato i nomi di chi gestiva gli affari. Scoperto asse tra clan siciliani e famiglia Gambino.

I nomi degli arrestati a Palermo

Gli arrestati a Palermo sono Francesco Rappa, nato a Palermo (81 anni), Giacomo Palazzolo, nato a Balestrate (77 anni), Giovan Battista Badalamenti, nato a Torretta (69 anni), Salvatore Prestigiacomo, nato a Palermo (50 anni), Isacco Urso, nato a Verbania (40 anni), Salvatore Prestigiacomo, nato a Palermo (54 anni) e Maria Caruso, nata a Palermo (39 anni).

Gli americani arrestati

L’elenco si apre con Vito Rappa, figlio di don Ciccio, padrino di 81 fermato a Palermo e per l'accusa garante dell'alleanza siculo-americana dei clan); Joseph Lanni, o “Joe Brooklyn” o “Mommino”, considerato un pezzo grosso della famiglia mafiosa Gambino; Diego “Danny” Tantillo, Angelo Gradilone, noto anche come “Fifi”, James Laforte, Francesco Vicari (“Zio Ciccio”), Salvatore Di Lorenzo, Robert Brooke, Kyle Johnson (“Twin”) e Vincent Minsquero, (“Vinny Slick”).

Contestualmente, dall'altra parte dell'oceano, gli agenti federali americani hanno eseguito 10 misure restrittive a carico di altrettanti soggetti indagati per gli stessi reati.

Le microspie della squadra mobile di Palermo e del Servizio centrale operativo hanno svelato l’attivismo di Francesco Rappa, che dopo essere uscito dal carcere era tornato ad essere capomafia di Borgetto. Negli anni Settanta su di lui aveva indagato anche Boris Giuliano, oggi il figlio del vicequestore ucciso dalla mafia dirige la direzione centrale anticrimine, che ha coordinato l’inchiesta con la procura guidata da Maurizio de Lucia.

La famiglia mafiosa newyorkese dei Gambino, protagonista dell'inchiesta Pizza Connection condotta da Giovanni Falcone negli anni '80, torna così al centro di una indagine congiunta dello Sco e dell'Fbi che oggi ha portato a 17 fermi tra la Sicilia e gli Usa. I «cugini» americani continuano a fare affari con gli affiliati siciliani, in particolare con vecchi boss dei clan palermitani di Torretta, Partinico, Borgetto.

Tra i particolari emersi quello che riguarda il metodo delle estorsioni. Dai «cugini» siciliani hanno imparato il metodo: chiedere somme ragionevoli per non inimicarsi le vittime. Una strategia che il racket del pizzo mafioso in Italia attua da tempo e che ora, su consiglio di un vecchio capomafia di Partinico, adottano anche oltreoceano. Sempre seguendo i suggerimenti del boss storico, gli americani avrebbero deciso di abbandonare le azioni violente nei confronti delle vittime optando per una linea più soft.  L'inchiesta ha anche accertato che, in vecchie estorsioni commesse a danno di ristoratori di origini siciliane da anni a New York, Cosa nostra siciliana avrebbe aiutato i clan americani a incassare facendo pressioni sui familiari delle vittime che vivono ancora in Sicilia. Decine, infine, i taglieggiamenti a imprese edili della Grande Mela commessi dai Gambino e scoperti Dall'Fbi.

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